Fantastico Concreto

FANTASTICO CONCRETO (testo in catalogo)
Ognuno di noi ha il suo doppio e il suo contrapposto, per Gianni Maria Tessari, artista Torinese,
questo doppio e contrapposto è costituito da due figure agli antipodi tra loro: Fausta Bonaveri e Ignazio
Apolloni. Due Alter ego di sé, così li definisce l’artista. Ciò che è e ciò che avrebbe voluto
essere, ciò che avrebbe potuto o voluto diventare se solo…
Due scrittori, due menti sempre in fermento, due personalità forti e profonde che hanno fatto della
letteratura una delle ragioni principali della loro vita. Fausta Bonaveri è persona intrisa di magia, è il
legame con il mondo Altro, la sacerdotessa del fantastico sempre sospesa tra due realtà, quella del
visibile e quella dell’invisibile. Ignazio Apolloni, invece, è il beffardo, colui che guarda sornione,
figura protesa verso il cielo dell’assurdo ma con i piedi ben radicati nel suolo della concretezza. Due
mondi divisi che hanno permesso a Tessari di creare opere pittoriche fatte di tensioni, incubi e spazi
metropolitani intrisi di anime in cui vita osservata e vita consumata generano dei vuoti e lati oscuri
incombenti.
Forse perché proveniente da una città sempre in lotta tra magia bianca e magia nera (ricordiamo che
Torino è, in Italia, il luogo dove maggiormente si concentrano strane presenze e strani riti e che,
secondo credenze esoteriche, questa farebbe parte di un ipotetico triangolo di magia bianca, insieme
a Praga e Lione, e di magia nera insieme a Londra e San Francisco), Tessari ha sempre avuto un
modo molto tormentato di affrontare la vita e la pittura. Un tormento che si legge nei lineamenti del
suo viso, nei suoi occhi sfuggenti, nel suo modo nervoso di comunicare e in quelle finestre scure, in
quelle strade che non portano da nessuna parte, in quei muri di recinzione, in quelle ombre che sono
sempre presenti nei suoi dipinti.
In una realtà fatta di ingiustizie, in un mondo in cui la morte ti accarezza per poi portarti via, l’animo
dell’artista è dibattuto, incatenato. Tessari guarda passare il mondo e non si espone, solo tracce di sé
ogni tanto appaiono da quei tanti loculi urbani tracciati in guisa di finestra.
Molto differenti sono i quadri dei due personaggi interpretati da Tessari: più schematici e inquietanti
quelli dedicati ad Apolloni, più liberi e ricchi di atmosfera quelli dedicati a Bonaveri.
Il sogno e la realtà si intervallano nei dipinti dell’uno e dell’altro dando luogo a finestre che si distaccano
dal quadro stesso per “fuggire” fuori dalla superficie della tela, invadendo lo spazio circostante.
Pezzi di sé, fili rossi che si legano e legano un’anima sempre in lotta col proprio Io.
Frasi concrete e intellegibili, simboli grafici parlanti un’altra lingua, favole, lettere, poesie si aprono
al mondo esterno portatrici di messaggi ora chiari ora criptici, ora leggeri ora cupi.
Tessari offre spunti, rielabora e non racconta, provoca una reazione allo spettatore che mai osserva
con non curanza le sue opere.
Il buio è oltre l’apparenza, oltre il muro superato il quale si cade nel precipizio del nostro stesso essere
e dove ci potrebbe capitare di incontrare i nostri altri sé.
Vinny Scorsone – Isola delle femmine, 13 maggio 2009 



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Alcune Opere: 

 

Il Manichino e le Ombre – Olio su tela – 100×80 – Dedicato a Ignazio Apolloni – 2009

 

E dopo? – Olio su tela – 100×70 – Dedicato a Ignazio Apolloni – 2009

 

Le parole volano anche se scritte

Olio su tela – 80×80 –

Dedicato a Ignazio Apolloni – 2009

 

Le Ragioni Religioni del(le) Pene – Olio su tela –  80×80 – Dedicato A Ignazio Apolloni – 2009

 

Sorveglio i Rumori

olio su tela – 80×60 –

Dedicato a Fausta Bonaveri – 2009

 

Inafferrabile e Potente

Olio su tela –  80×60 –

Dedicato a Fausta Bonaveri – 2009

 

Intreccio Memorie

Olio su tela –  80×60 –

Dedicato a Fausta Bonaveri – 2009

 

Osservando il Tempo – Olio su tela – 100×80 – Dedicato a Fausta Bonaveri – 2009

 

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OGGI IL SEGNO “SCAVALCA” LA STRUTTURA
Recensione alla mostra chiamata Fantastico concreto, che il pittore Gianni Maria Tessari dedica a Fausta Bonaveri e Ignazio Apolloni (opening 6 Giugno, presso la Galleria Studio 71 di Palermo, con testo critico di Winny Scorsone)
Gianni Maria Tessari ha dipinto molte finestre, che per Winny Scorsone fungono idealmente da “lenti d’ingrandimento metropolitano”. Ravvicinate fra di loro, quelle occupano l’interezza della parete dove s’affacciano. Ma oggigiorno una gran quantità di “finestre informative” va quasi a “bombardare” la testa di chi guarda la televisione. Il volantino pubblicitario “amplifica” la portata (la struttura) dell’articolo cui rinvia, riqualificandone la vena solo seriale o standardizzata (ripetitiva). E lo citiamo perché curiosamente l’artista sceglie di “allegare” la pittura di “particolari ingranditi” che si riferiscano a quella delle sue tele maggiori. Ma nei quadri di Tessari il tema della “semiologia contemporanea” si delinea in via universale. Qui ogni informazione consta sempre di continue “finestre su se stessa”! Nella società del relativismo multimediale noi studiamo qualunque problema (politico, morale, estetico) a partire da “più punti di vista”, a volte ben diversi fra di loro. Nella tela dove il murales svela che l’artista ha la “fissazione della vertigine”, genericamente ci piace pensare che l’uomo attuale tema la condizione esistenziale per cui deve guardare (nel “bombardamento” dei messaggi informativi). Il relativismo multimediale mina ciascuna “certezza” personale o sociale! Però oggigiorno i “problemi” più dibattuti paiono massimamente “seri”. Si valuti la violenza sulle donne (cui Tessari rinvia nella rivisitazione storica d’una greca “martirizzata” perché aveva “sfidato” la persecuzione dei primi cristiani contro gli ebrei). Indubbiamente la scrittura costituisce il medium col quale le immagini si possono facilmente trasmettere (su larga scala). Quando Tessari dipinge la stilizzazione del “codice linguistico”, l’allusione alla sua forma più antica (quella coi geroglifici) s’è ormai complicata in chiave postmoderna. Là ci sembra che essa riproduca la memoria d’un computer… La commistione fra ambedue le sfumature (in apparenza tanto distanti l’una dall’altra, in via tutt’altro che solo temporale) insegna che esiste una “struttura della comunicazione”. Quella vale a prescindere dai singoli linguaggi che l’uomo ha storicamente delineato. Ogni messaggio presuppone un “codice di decifrazione”, che giocoforza è di stampo standardizzato. Ciò non toglie che noi lo dobbiamo interpretare, nel “contesto” cui andrà riferito. Al giorno d’oggi il relativismo multimediale fa in modo che l’uomo usi i “segni della comunicazione” per “spalancare… numerose finestre di senso”. Tessari realizza parte dei propri quadri ispirandosi alle poesie di Fausta Bonaveri. Lì lo spiritualismo dei versi consente d’immaginare l’apertura di “altri mondi”. Le “finestre di senso” vanno a “scavalcare” la stessa architettura urbana. Lo spettatore del quadro deve percepire più quelle che non l’intera parete dove esse s’affacciano. Dunque la “struttura della comunicazione” anche qui subisce l’attenzione (prettamente contemporanea) verso i suoi innumerevoli linguaggi. La decifrazione conterà più che non il coevo “codice portante”! Si noti che i volti dipinti dentro le “finestrelle” dei palazzi hanno una dimensione subito “sproporzionata”, rispetto a quella di chi realisticamente potrebbe usarle per… affacciarsi (guardando lo spettatore). Del resto il medesimo murales identifica virtualmente un’altra “apertura di senso”. Noi la troviamo oltre la rigidezza strutturale della “grigia” pietra che materialmente lo sostiene. Tessari realizza gli altri quadri per dedicarli ad Ignazio Apolloni, conoscendone gli scritti. Lì il “pragmatismo esistenziale” dà un valore autenticamente artistico alla sola “parola poetica”, senza passare alla sua spiritualizzazione (in chiave estetizzante). Dunque Fausta Bonaveri ed Ignazio Apolloni rappresentano parimenti l’alter ego intellettuale del pittore, benché da una prospettiva chiaramente antitetica.
PAOLO MENEGHETTI

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